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In queste pagine trovate un po' tutto quello che
riguarda Davide e che non rientra al 100% nella musica, come
ad esempio racconti e poesie.

E' l'undici maggio del 1965 quando Davide Bernasconi
alias Van De Sfroos, all'insaputa dei suoi fans, nasce.
E nasce in un luogo senza lago. Monza gli
vede fare i primi passi in quella nebbia che faticherà a
lasciar memoria: un po' perchè lui in tenera età,
un po' perchè lei, la nebbia, è una poesia per soli
adulti.
Mezzegra, e nuovi occhi. Ha 4 anni sì e no
quando i genitori decidono di trasferirsi nella minuscola località
sul lago di Como, dove Davide apprenderà le storie degli
uomini e i segreti dei pesci, dove coltiverà una curiosità
a fin di buono da usare come amo da pesca per riempire la sua memoria-carniere
con vicende, aneddoti, leggende e giri di giostra dell'immaginazione
di tutti i poeti involontari che quotidianamente popolano la giornata
della minuscola piazzetta a lago, davanti al balcone di casa sua.
E una canzone come scatola dove custodire il tutto, una volta abbandonato
il fucile ad elastici per impugnare una chitarra.

La passione per la musica lo scuote in giovane età.
Spesso succedeva ai ragazzi dalla fedina musicale un po' sporca:
ci si abbandonava una radio portatile da 25 kg sulle spalle e si
girava così, lasciando che ogni contaminazione musicale varcasse
i confini del "già sentito", in voluto contrasto
con le basi ritmiche dei tormentoni di turno che cercavano di impossessarsi
di ogni mente danzante. Era così che ad un Mino Reitano sovrapponevi
i Ramones, da una mazurka slittavi a Bob Marley e Johnny Rotten
aveva sempre qualcosa da urlarti appena uscivi da una messa beat.
Una confusione bellissima che spinge Davide ad aggregarsi ai Potage,
un gruppo post-punk decisamente originale con il quale passa buona
parte degli anni '80 coltivando una potenzialità ironico-caotica
che in seguito darà buoni frutti.
Una lucertola morsicata anni addietro, Creuza de
ma di De Andrè e una battuta involontaria del Ghezzi, il
barbiere del paese: tre punti chiave che spingeranno David Action
dei Potage a chiudere il capitolo simil-punk per iniziare a scrivere
quello poi definito folk-rock di Davide Van De Sfroos.
De Andrè. Ammirazione, ispirazione e una
domanda: Perchè no? Il dialetto parlato sul lago di Como
è chiuso ma non impenetrabile, grezzo ma non meno poetico
di altri, vivo e colorato da chi ancora lo usa per pensare e pregare,
ridere, maledire e piangere. Creuza de ma e i suoni della lingua
sarda appassionano Davide fino a convincerlo che per raccontare
una storia di lago, del lago che ha davanti, niente può essere
più indicato della sonorità regalata dal dialetto
che da sempre ne sposa acque e genti: il dialetto tremezzino.
"Abbiamo dato vita a un nuovo gruppo: Suoniamo
e cantiamo in dialetto storie di paese, di disperati e di contrabbando"
- disse Davide al Ghezzi. "Ah...! Sònuff de sfroos"
- rispose tra una sforbiciata e un colpo di pettine. De Sfroos,
ovvero "di frodo", come il commercio illegale dei contrabbandieri.
Ritagliato a rasoio, reciso preciso, ecco il nome con cui battezzare
il nuovo progetto.
Il sapore di una lucertola segnerà
il palato e un sonno: faranno seguito nuove consapevolezze.

Sassi, radici, onde, lune e bicchieri, barche e
finestre sono mattoni d'umanità su cui disegnare il profilo
della terza ombra fantasma: la custode del cammino a venire. La
terza ombra è quella che ti porti dentro, che ti attraversa
e che chiama ogni cosa con nomi scelti dal vento. La terza ombra.
Probabile che Davide abbia tentato di metterla sulla corriera per
Como, un giorno, perchè finisse il liceo al posto suo: evidentemente
qualcuno non capì.
La vena poetica che scaturisce da questa onda anomala,
lacustre e sanguigna, darà tono ai colori ad olio con cui
l'artista dipingerà le sue canzoni, fin da subito.
Ciulandari (1992), Viif (1994) e Manicomi (1995)
sono i primi tre contenitori in cui Davide, oramai Van De Sfroos,
dispone con giusto disordine storie, risate e drammi quotidiani
descritti con la musicalità propria della lingua che li ha
visti nascere.
Nuovi ricordi messi in moto usando un veicolo quasi
in via di estinzione e musica come benzina. Prima ridi, trovando
decisamente divertenti e quasi epiche le gesta della fantomatica
zia Luisa e di uno Sconcio fuori ma non dentro, poi ti sbalordisci
quando una Curiera porta a spasso la testa di tuo figlio, che ha
quattro anni, e quella grigia di capelli di tua mamma. Infine ti
accorgi che i tuoi parenti non sono i soli ad esser contagiati dalla
febbre allegra di quest'onda di lago e il giorno che leggi su un
quotidiano della partecipazione dei De Sfroos come gruppo spalla
ad un concerto di Sting a Como, quasi non ci credi. Infatti non
è vero niente e il giornale è datato 1° aprile,
ma già il fatto che in molti l'han creduto possibile vorrà
pur dire qualcosa!
I De Sfroos vedono la loro popolarità aumentare
concerto dopo concerto e Manicòmi va letteralmente a ruba.
Dopo di che il gruppo si scioglie. Proprio come i Police.
Non si scioglie la voglia di comunicare di Davide
che nel frattempo pubblica il libro di poesie "Perdonato dalle
lucertole" (1997) dove pagina per pagina l'artista lascia intendere
la sua natura. Acqua di lago come inchiostro, ogni ricordo una penna
con cui scrivere appunti di viaggio nella musica silenziosa delle
parole pensate.
Altre storie, quindi, da sentirsi raccontare in
una chiave molto più intimistica di quanto ci avesse abituato
durante i concerti, in questo periodo peraltro sostituiti da sporadiche
apparizioni in solitaria.
Seguendo la freccia e non il bersaglio, da buon
guru delle proprie emozioni, Davide attraversa un periodo di venti
poco propizi ma, come succede spesso, gli sconforti possono rivelarsi
humus per lo sviluppo creativo di un artista.Ecco come pensieri
scuri e una finestra aperta di questi tempi diedero vita a Ventanas,
una fra le sue più toccanti poesie-canzoni incisa solo più
avanti su un disco, intrisa sì di colori tristi ma anche
di quelli tenui e caldi della speranza. Scherzo, ma ci sarebbe da
regalargli un martello se ogni volta che si pesta un dito gli escono
sacramenti di tale entità!.

Bréva e Tivan(1999) è la fatica con
cui chiude il capitolo incerto degli anni precedenti. Ora è
la Davide Van De Sfroos Band a incantare da un palco, di cui fan
parte musicisti capaci e professionalmente senza fissa dimora, sicchè
l'immagine di menestrello cantastorie già profilata in precedenza
si fa sempre più definita. C'è una novità:
in questo album Davide inserisce dei brani più introspettivi,
dei quali è lui stesso il primo a non pronosticarne popolarità.
E' il caso de La Balada del Genesio, di Pulenta e galèna
fregia o della stessa Bréva e Tivan. Lo stupore è
grande quando invece all'ascolto si nota partecipazione, plauso
e, non per ultima, schietta emozione. Anche Sanremo e il Premio
Tenco si accorgono di lui e nell'edizione del 1999 la band viene
chiamata per esibirsi all'Ariston. Il riconoscimento si chiama SIAE-Miglior
Autore Emergente e il premiato Davide Van De Sfroos. Presumo sia
stata per lui una buona serata, la serata ideale in cui prendere
a calci un po' di ombre grigie. Non credo di parlare d'azzardo se
affermo che fu l'onda di questa carica emotiva a creare un nucleo
di "mutanti", ammaliati e appassionati fino a rasentare
il troppo da quella miscela di parole e musica. Davide stesso un
giorno li chiamò Cauboi, come i personaggi itineranti di
una sua canzone. E ancora lo sono perchè di seguirlo ovunque
non hanno smesso mai. Son solo di più.
. 
"Ero a letto con l'influenza e pensavo a strane
storie..." si legge nella prima riga della prefazione di "Capitan
Slaff" (2000), e non dico più nulla sull'ipotesi del
martello... Si tratta di un poema epico dialettale scritto con la
convinzione che l'immaginazione è una forza potentissima
e può appagare anche più della realtà. Le sacralità
del bene e del male lottano e complottano fino a mischiarsi, inzuppate
in un tempo imprecisato sulle sponde del Lario. Si nota molto l'interesse
nel rivisitare leggende e personaggi epici, di grande o sconosciuta
fama. Tanto in Van De Sfroos autore di canzoni che nel Bernasconi
scrittore e poeta, è forte la voglia di andarsi a guardare
ogni vicenda dall'angolazione che non verrebbe spontanea, ma che
riserva sempre sorprese o rende tutto meno tragico, se è
il caso. Caino e Abele, Adamo ed Eva, lo stesso Noè, raccontati
nel mini-album "La Poma" (1999), perdono molta della loro
severità biblico-tragica e acquistano tonalità comico-goffe.
La personalità scanzonata che li distingue ne fa delle entità
dislocabili dal Libro Sacro e li butta fra la gente di tutti i giorni,
intenta a nulla e prigioniera solo di quel che è successo
ieri, come un Sügamara cavaliere sul suo motorino rubato. La
cultura, se mentre fa pensare diverte, dilaga nell'arido.
Sügamara è una delle tante anime in
viaggio di E Semm Partii (2001), l'album delle irrequietezze, del
desiderio di altro o di oltre. In qualche modo è stato per
Davide un veicolo su cui viaggiare e far conoscere la sua creatività
fuori dai confini abituali, sfidando un cammino reso arduo dalle
asperità del dialetto, armato di curiosità e fiducia
nella curiosità altrui. Ha messo in luce un suo mondo, fatto
non di giudizi, non di tentativi di comprensione, ma di racconti
e di storie che a tenerle dentro era un peccato, soprattutto se
nel raccontare ci sai fare. Avendo seguito da cauboi molti dei concerti
"lontani" e avendo ascoltato le impressioni di chi ha
seguito anche i "più lontani", posso affermare
che il viaggio ha avuto e sta avendo un buon percorso. Parametri
di valutazione: decibel sul lollorollo, numero di gambe tarantolate
per metro quadro e frequenza di palpiti emotivi sparsi in giro fra
le note, quando quello ci si mette.

Tutti i rumori e gli umori degli innumerevoli concerti
seguiti a questo ultimo album sono stati incisi sul doppio CD "Laiv"
(2002). Fra le tracce presenti anche 4 brani inediti, con un esilarante
remake dialettale di Frank's Wild Years di Tom Waits, proposta durante
la seconda partecipazione al Tenco nel 2002.
Dopo di che, si parla di pesci. O meglio, di quel
che possono suggerire i pesci alla memoria di un uomo. "Le
parole sognate dai pesci" (2003) è un libro breve che,
se lo leggi e ti piace, lo rileggi e poi ancora e di nuovo, come
si fa con un buon disco. A guisa di pesce è strutturato ed
ha una testa, una lisca e una coda. Dentro il pesce storie, legate
fra loro con il filo della memoria. I ricordi creano radici importanti
e ben salde, ancorate, molte volte nascoste fra i pensieri di una
personalità "mentalmente poco salda", come verrebbe
definita in una clinica, o "foeu de sentiméent",
come direbbero al bar. Dentro il pesce ombre, forzieri con libertà
da custodire e ritrovare dopo che le pieghe della vita ti han confuso.
Dentro il pesce parole, dette magari su un pontile, cariche di tutti
i significati che siam disposti a dare: "cose che capiranno
solo le zanzare". Fuori dal pesce, fuori dal lago, Davide che
non smette di osservare lo specchio d'acqua che ha davanti e di
rubare a modo suo le storie riflesse, per poi raccontarcele.
Perchè tenerle dentro è un gran peccato,
e nel raccontare ci sa fare.

Diego Spinola
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