Le parole sognate dai pesci

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I pesci sono i custodi delle parole più importanti, cioè dei silenzi: quella dimensione dove vivono i pensieri mai espressi. (DVDS)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Editore: Bompiani

Anno: 2003

 

La Pensione Magnolia resiste al tempo, guardiana del Lago. Pieno di pesci, come i laghi. Pesci che vivono un universo parallelo, fatto di vuoto riempito d’acqua, di silenzi irreali e apparente sospensione del dolore. Anestesia dell’esistenza. L’uomo che varca la soglia della Pensione, dopo anni di malata, forzata assenza, non ha dimenticato la lezione dei pesci, quella modalità distratta e assorta di tradire, assopendosi in altro, il proprio essere al mondo. Grazie a quella lezione, dopotutto, è sopravvissuto ai giorni, infiniti come la rincorsa delle piastrelle lungo i corridoi, di una clinica psichiatrica. Grazie a quella lezione ha sciolto dal guinzaglio la sua ombra, lasciandola libera di vagare in spazi proibiti al corpo. Ora l’uomo ritorna alla vecchia stanza sul Lago. Con la sua ombra. E una valigia che non si può disfare. Perché è piena dei ricordi degli spiriti lasciati sulla riva, e custoditi dal silenzio segreto dei pesci da quel giorno lontano che gli infermieri lo portarono via.

Così quel bagaglio reale e immaginario sputa in faccia agli abitanti della Pensione situazioni e oggetti dimenticati, costringendoli a ricordare. E, di nuovo, a vivere. La Magatiroide, grazie a un braccialetto d’oro stretto adesso da giovani mani, replica la sua farsa d’amore recitata tanto tempo prima insieme a un prestigiatore di Praga “con gli occhi da vampiro e il sorriso da torero”. Una cassetta dei Beatles resuscita il fantasma del Violinista che nelle sere di bruma in riva al Lago suonava Yesterday a chi voleva naufragare meglio nella malinconia.

Le farfalle dipinte su un foulard di seta spaccano crisalidi per danzare ancora sul viso nubile e mesto di una Stiratrice che morirebbe bene su un pastello di Degas. E se le farfalle hanno ali di seta, una rosa di carta invecchiata profuma di blu, donata dalla commessa di uno spaccio di liquori da un cliente con l’alito che puzza di sambuca.

E una penna. Di quelle che se le capovolgi vinci una donna nuda: elogio del kitsch, oggetto del desiderio, trasgressione e trofeo da terza elementare.

Una valigia che si rivela, infine, una cassetta degli attrezzi. Da Meccanico, sì, ma che ripara i Ricordi, uno che non rifila ricambi, ma solo pezzi originali: lucidati col panno morbido del tempo e del silenzio. Con la pazienza muta dei pesci.

Ho riletto il libro di Van De Sfroos più d’una volta, come non mi capitava di fare da un po’. La sua prosa surreale, accesa a tratti da bagliori concreti e inaspettati, gli accostamenti retorici geniali che semina lungo le pagine di storie brevi e dense come acqua di lago, pretendono un assorbimento calmo, concentrato su ogni vibrazione della scrittura, un’osmosi meditata coi luoghi più profondi del sentire che ha i contorni commossi di un inaspettato, fatidico ritorno. A casa e alla memoria.

Cristina Babino

http://lacuginaargia.splinder.com/

(articolo pubblicato su “La Prima Web”, 2004)

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