da Il Cittadino di Lodi (09-04-03)

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Moderatore: Baristi

da Il Cittadino di Lodi (09-04-03)

Messaggioda vane » mer apr 09, 2003 5:14 pm

Esibizione musicale fra le mura della Cagnola
Canzoni in carcere
sognando la libertà




«Solo a Woodstock si suonava di pomeriggio. Invece siamo a Lodi ed è una bella giornata. Ecco un po' di pezzi per stare con voi, che per noi è già un'emozione». Poi Max Carinelli attacca sulle corde della chitarre le note di «Love in vain» di Robert Johnson, bluesman scomparso nel 1938, e il cortile del carcere si trasforma per un'ora nell'arena di un concerto all'aperto. Carinelli, musicista lodigiano del gruppo "Je ne t'aime plus", con il fisarmonicista Simeone Pozzini (anch'egli di Lodi) della band di Davide Van De Sfroos e Franco D'Aniello, flauto del gruppo folk modenese dei Modena City Ramblers, erano sulla Carovana antimafie che ieri pomeriggio ha fatto tappa nel carcere di via Cagnola. Una tappa simbolica, a rimarcare che la legalità non si racchiude in un muro di cinta: «In questo momento ci sono persone libere nel mondo ben più pericolose di voi» ha esclamato Carinelli al pubblico di detenuti prima di partire con una versione particolarmente ritmata di "Knocking on heaven's door" di Bob Dylan seguita da "The great song of indifference", brano dell'irlandese Bob Geldof (e indiretto omaggio ai Modena City Ramblers che ne fecero una versione in dialetto modenese). Qualcuno accenna un ballo, le mani cominciano a battere ritmicamente.
Non c'è stato spazio per dialogare con i detenuti. Assente il prete no global don Vitaliano Della Sala (partito per l'Iraq), breve e conciso il messaggio del sindaco Aurelio Ferrari e del vice presidente della provincia Mauro Paganini: dopo il saluto del comandante della polizia penitenziaria Raffaele Ciaramella la musica ha preso subito il posto delle parole. Passa "Blowing in the wind" di Bob Dylan, poi c'è spazio per il Rock'n'roll di "Johnny B. Goode" e per "Paco", detenuto spagnolo che, in un canto liberatorio, scarica nel microfono, insieme alle note, la propria rabbia.
vane
 
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