da Il Giornale di Vicenza (16-04-03)

Articoli su Davide e il suo mondo apparsi su giornali e riviste

Moderatore: Baristi

da Il Giornale di Vicenza (16-04-03)

Messaggioda vane » mer apr 16, 2003 4:02 pm

Concerti. Clamoroso successo per il cantautore in Fiera per "Vicenza Live"

Giri del mondo sul Lario

Van De Sfroos, poesia in cerca dei segreti della vita



di Antonio Stefani


Vicenza. Bravura a parte, di cui diremo, il Bernasconi ha almeno tre buoni motivi per risultare particolarmente simpatico da queste parti. Uno: s'è scelto un nome d'arte, Van De Sfroos, assai simile alla locuzione nostrana "de sfroso" e perfettamente coincidente nel senso del "di frodo", "di nascosto", "di contrabbando". Due: quando apre bocca, pare uno dei personaggi lacustri consegnati all'immortalità letteraria da Antonio Fogazzaro. Tre: è tifoso del Como, e perciò automaticamente "gemellato" con gli ultras biancorossi.
Esaurito il catalogo delle curiosità lombardo-venete, resta da dire la cosa più importante, e cioè che il cantore del Lario e dei lariani testimonia quanto di vero ci sia in quell'aurea massima che raccomanda: «Se vuoi essere veramente grande, racconta del tuo paese». E infatti opere come Manicomi (1995), Brèv a e Tivàn (1998), E semm partii (2001), che a prima vista paiono semplici, innocui, turistici giri del lago compiuti magari a bordo della vecchia Curiera con sosta per Pulènta e galèna frègia , in realtà sono giri del mondo alla ricerca dei segreti della vita. Sono sguardi gettati fra passato e presente, seguendo i vecchi sentieri degli spalloni scavalcamontagne oppure osservando quel che accade adesso ai tavolini d'un bar tra aperitivi e Gazzetta dello Sport, sono l'addio alle armi di un soldato della Grande Guerra e le avventure dei Caui boi d'oggidì, managerini pendolari tra provincia e metropoli alla conquista d'una Milano vicina e lontana almeno quanto lo è New York.
Non è un pittore della domenica, Van De Sfroos, uno che indulga all'acquerello della nostalgia, tutt'altro: i suoi schizzi d'epoca sono vivi, orgogliosi ed epici nello stesso modo in cui graffiante, agrodolce, smagata riesce la sua brillante pittura contemporanea.
In tutto ciò s'innerva quell'espressività in dialetto comasco che non è un limite circoscrizionale, da distretto telefonico, bensì un preciso valore aggiunto d'affettuosa icasticità, di amorosa verità e, nei momenti sereni, di naturale visione della vita, di presa d'atto che il gran teatro dell'umana esistenza va in un certo modo, magari non sempre il migliore, ma che ogni luogo della terra può regalare luci, storie e figure straordinarie.
E poi c'è la diabolica consolazione della musica: quella del Davide Van De Sfroos è un caldo, spontaneo crogiolo dentro al quale fondono ancora insieme, prima che la vicenda delle emigrazioni li abbia distinti (ma non troppo), il folk europeo e il country-rock americano, l'osteria il pub e il saloon, con uno svolazzare di fisarmoniche e violini che annulla ogni distanza di tempo, spazio, repertorio, parte dalla balera sotto casa e arriva alle riserve indiane.
L'altra sera, salutato all'appuntamento conclusivo della rassegna primaverile "Vicenza Live" al padiglione L della Fiera da un tripudio di applausi, cori e balli, il Bernasconi ha aggiunto un'altra tappa al suo Laiv Tour sfoderando l'ennesimo, energico set della stagione che lo sta consacrando presso il grande pubblico sull'onda non solo del doppio disco dal vivo, ma anche dei Premi Tenco conquistati a ripetizione.
Incalzante e comunicativo, allegro e tagliente, il concerto s'è snodato attraverso momenti quali De froos e Grand Hotel , Sügamara e Il figlio di Guglielmo Tell , Il duello , Pulènta e galèna , una versione "dylaniana" di Sciur capitan , Manicomi e Hoka Hey , l'indiavolata Sguarauunda , E semm partii , fino al tenero bis della Ninna nanna del contrabbandiere e, ovviamente, a La curiera , col leader attorniato dall'ottima band che lo segue fedelmente, ovvero Claudio Beccaceci alla chitarra, Simeone Pozzini alla fisarmonica, Angapiemage Galliano Persico al violino, Alessandro Parilli al basso, Diego Scaffidi alla batteria, Le Balentes ai cori, Pierre Muccio e Alessio Canino ai fiati.
Gran bel gruppo davvero, che giustifica in pieno l'entusiasmo delle accoglienze, ormai a livello di irresistibile e ogni volta festoso contagio.
vane
 
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Messaggioda clarabonaldi » mer apr 16, 2003 6:41 pm

C'erano le Balentes ai cori? :shock: :shock:
"Quando le nuvole fanno collane, ci sono occhi che le sanno indossare"
clarabonaldi
 
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Messaggioda marina » mer apr 16, 2003 8:13 pm

clarabonaldi ha scritto:C'erano le Balentes ai cori? :shock: :shock:



No, erano le figlie di Sugamara : Gaia e Carla
marina
 
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Messaggioda clarabonaldi » mer apr 16, 2003 10:56 pm

Appunto! Mi pareva un po' strano! Grazie per la risp.
Ciao a tutti e BUONA PASQUA!!
Clara
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