da La Gazzetta di Mantova (09-05-03)

Articoli su Davide e il suo mondo apparsi su giornali e riviste

Moderatore: Baristi

da La Gazzetta di Mantova (09-05-03)

Messaggioda vane » ven mag 09, 2003 3:57 pm

«Macché Lega, sono no global»
Il cantautore lombardo Davide Van De Sfroos si racconta
INTERVISTA Casalromano, oggi folk rock e domani i Nomadi in piazza

gio.m.

Quello di stasera (ore 21.30) a Casalromano sarà il primo concerto mantovano di Davide Van De Sfroos, all'anagrafe Davide Bernasconi. Vincitore del Premio Tenco 1999 e del disco d'oro 2001 per l'album E semm partì, il cantautore folk-rock porterà sul palco i brani dell'ultimo album Laiv, ma anche qualche sorpresa. Domani la stessa piazza sarà invasa dai fan dei Nomadi che alle 21 daranno il via al mega concerto per i 40 anni.
Davide Van De Sfroos, c'è chi considera i suoi testi in dialetto lombardo il fiore all'occhiello della cultura della Lega...
«Si può dire che sono leghista come si può dire che sono un astronauta, peccato che io su un'astronave non ci salirò mai. Mi piace cantare nelle feste popolari e l'ho fatto sia per Cielle sia nei centri sociali. Non sputo in faccia a nessuno sotto al palco, ma non intendo neanche prendere in mano bandiere. La mia politica è quella dell'uomo, degli emarginati e delle persone scomode. Sono le persone che mi interessano e che popolano le mie canzoni con i loro sogni e i loro sbagli».
Quali sono i suoi modelli musicali?
«Ascolto musica di tutti i generi, anche lontana anni luce da quella che faccio io. Poi in effetti saltano fuori influssi e contaminazioni dentro alle mie canzoni. Mi piace Springsteen e mi piace De Andrè, mi piace la ricerca di altri dialetti e di altre lingue. Non mi pare certo il caso di chiudersi nella nicchia di un genere musicale».
Non solo dialetto lombardo, dunque?
«No, io uso la lingua del lago di Como che è il tremezzino, perché è quella che parlo correntemente essendo nato lì. Poi però amo il sardo al punto da avere un vero e proprio mal di Sardegna e quindi le coriste del mio disco sono le Valentes, sarde. Ma mi piacerebbe anche inserire qualche suono del Marocco o dei Paesi Bassi, se venisse l'occasione. Sono per la salvaguardia delle identità e delle radici in genere».
No-global anziché leghista, insomma?
«Lo sono a modo mio. La salvaguardia del dialetto può essere considerata una specie di resistenza alla globalizzazione senza dover per questo indossare una divisa. Credo comunque che sia importante salvaguardare l'identità tanto nei prodotti quanto nelle persone evitando di mettere tutto insieme in una poltiglia».

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vane
 
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