da La Gazzetta di Parma-2 (26-05-03)

Articoli su Davide e il suo mondo apparsi su giornali e riviste

Moderatore: Baristi

da La Gazzetta di Parma-2 (26-05-03)

Messaggioda vane » lun mag 26, 2003 5:38 pm

INTERVISTA—Niente politica, solo contenuti
Queste piccole storie
vanno dette in lumbard


Appena finito il concerto al Fuori Orario, Davide Van De Sfroos non chiede neanche un secondo di riposo quando a sorpresa lo raggiungiamo per un'intervista sulla roulotte-camerino, che però è occupata da tutti e 7 i musicisti. Disponibilissimo, il dinamico cantautore ha già pronta la soluzione di riserva: il suo furgoncino parcheggiato nel retro del locale.
Mediamente, quanto c'è di vero e di inventato nelle sue piccole storie in musica?

«Di base sono tutte prese da ispirazioni vere. Poi vengono rimpastate in personaggi magari immaginari, vengono romanzate e un po' esagerate, però si appigliano a piccoli particolari di storie avvenute. Al 90% mi piace cantare le persone che ho conosciuto».

Sia in «E semm partii...», miglior disco in dialetto al Premio Tenco 2002, che nel nuovo doppio cd «Laiv», c'è un bellissimo brano, «Televisión», con il campionamento della voce di Papa Giovanni XXIII. Perché lo ha lasciato fuori dal concerto?

«E' stato un caso, forse perché non abbiamo portato il campionatore. E' una canzone che parla della televisione nostalgica (quando eravamo tutti un po' più ingenui e c'era gente che parlava di pace, sogni e promesse) e di come noi siamo cambiati davanti a questo elettrodomestico».

Si sente oggetto di una strumentalizzazione politica «nordica»?

«No. C'è solo qualcuno che ha fatto il tifo da una parte e qualcuno che ha tirato la giacchetta dall'altra. Io vado avanti tranquillamente guardando in faccia le persone che vengono sotto il palco. Rispondo soltanto del contenuto dei miei testi e non sventolo le bandiere di nessuno. Sono stato molto chiaro, cantando sempre le stesse cose nelle feste organizzate da partiti vari, da Cl alle Feste de l'Unità e a Radio Padania».

Perché lei usa per le sue canzoni il dialetto lombardo, che finora è stato reso popolare solo dal cabaret?

«Perché secondo me aveva una vita propria, uno stile tutto suo. E poi sono cresciuto con questa lingua e vedendo queste storie raccontate in questa lingua. Mi viene naturale cantarle così».

Dopo tanti anni di gavetta, si aspettava il successo attuale?

«Pensavo che dovesse essere giusto andare avanti e far conoscere la mia musica a più gente possibile. Ma non pensavo di avere ogni volta un risultato di entusiasmo così immediato nelle piazze fuori dalla Lombardia».

Fa. M.
vane
 
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