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Messaggioda sciguèta » lun apr 30, 2012 3:42 pm

VAN DE SFROOS/ Il "grande mistero" della vita in scena nel nuovo tour teatrale

Paolo Vites
lunedì 30 aprile 2012

“Cosa sarà
che fa crescere gli alberi la felicità
che fa morire a vent'anni
anche se vivi fino a cento
cosa sarà a far muovere il vento”

È il momento più intenso di un gran concerto che di intensità ha vissuto per le sue quasi tre ore di durata. Davide Van De Sfroos finisce di recitare i versi del classico inciso anni fa da Lucio Dalla e Francesco De Gregori e attacca una versione da brivido solo voce e pianoforte (con il controcanto di Roberta Carrieri) del Grande mistero, il brano da lui scritto e portato a Sanremo da Irene Fornaciari. Non prima di aver detto, a suggello dei versi di Dalla, che la risposta a quel che “che cosa sarà” è proprio “il mistero”.

Una versione da brivido, quella che ne fa Van De Sfroos: “Questo boato che ho sotto il respiro rimane il mio grande… Grande mistero”. Al Teatro Sociale di Como (monumento dell’architettura musicale non solo lombarda, ma nazionale) su di un palcoscenico che nei decenni ha visto esibirsi anche quel Caruso che proprio Lucio Dalla cantò, Davide Van De Sfroos ha proposto uno dei cinque soli spettacoli teatrali dopo il grande successo al Forum di Assago di poche settimane fa e in vista della tournée estiva.

Una dimensione, quella teatrale, che ormai Van De Sfroos sembra prediligere a quella un po’ casinara delle feste all’aperto che aveva scolpito la sua immagine di folkettaro punk capace di far pogare sotto al palco migliaia di spettatori. Lo spettacolo infatti visto a Como (e che si replica, ultima data, il 5 maggio allo Smeraldo di Milano) lo vede nei panni di cantore, ma anche di attore, con sua grande personale soddisfazione, ma anche di quella del pubblico.
Dopo il divertente siparietto iniziale lasciato ai componenti della sua band che si improvvisano, in perfetto stile cabarettistico, sorta di imprenditori di un burlesque inverosimile, Van De Sfroos si posiziona al centro della scena.

Canzoni sì (è il Best of Tour, dove propone il meglio della sua ormai lunga carriera), ma anche un Van De Sfroos poeta, attore drammatico e comico. Prima di ogni canzone recita versi dedicati alla bellezza e alla nostalgia di una vita intensa fatta di tantissimi incontri scolpiti nella sua e nostra memoria; prende un disco dei Doors (“Morrison Hotel”, per la cronaca) e recita la sua versione del Re Lucertola. Prima della sua classica New Orleans fa recitare alla sua vocalist il primo verso di A Hard Rain’s Gonna Fall di Bob Dylan, per poi cantarlo lui stesso in un'ottima robusta e sentita versione che poi sfuma appunto in New Orleans.

È irresistibile poi quando si lancia in macchietta umoristiche nel dialetto lombardo ben superiori a quanto la media di uno stanco Zelig oggi ci propone.
Poi la musica con una band straordinariamente affiatata guidata dal bravissimo Davide "Billa" Brambilla (pianista, tastierista, fisarmonicista, anche alla tromba, vero direttore d’orchestra): ci sono grandi classici e brani cosiddetti minori ma che non sfigurano affatto.

Ecco allora l’iniziale Akuadulza seguita da La machina del ziu Toni; Pulenta e galena fregia e Il costruttore di motoscafi (accolta giustamente con un boato dal pubblico comasco). E ancora: Yanez, il brano che portò a Sanremo, in trascinante e scoppiettante versione (bellissimo il gioco di luce della scenografia in questo e negli altri brani) e Non Lucia; la jazzata ed emozionante La nocc e il gran finale con Il Cimino e la Curiera.

Band affiata dicevamo: fenomenale chitarrista Maurizio "Gnola" Glielmo con i suoi innesti di purissimo rock blues a stelle e strisce; il solito imprescindibile Angapiemage Galiano Persico al violino; l’ottima sezione ritmica composta dal batterista Marcello "Bread" Schena e il bassista Paolo Legramandi. Uno spettacolo doppio dunque quello presentato da Davide Van De Sfroos in questo breve giro nei teatri, tra musica, recitazione e spoken word. Una rarità nel sempre più asfittico panorama musicale italiano che da anni ormai è privo di tutta quella freschezza e passione al bello che invece il cantautore del lago sa esprimere.
La sciguèta la porta i sògn, se la vùsa la fà pagùùra...
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