da: Famiglia Cristiana del 17 agosto 2003

Articoli su Davide e il suo mondo apparsi su giornali e riviste

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da: Famiglia Cristiana del 17 agosto 2003

Messaggioda maxxer » ven ago 29, 2003 7:51 pm

Davide Van De Sfroos, dal lago di Como ai pellirosse
LA BALLATA DEL BERNASCONI
Ha scelto un nome d'arte, tuttavia non ha perso la voglia di essere libero da tutto. Canta in dialetto, frequenta la Lega ma ama gli indiani d'America. E i ricoverati in manicomio.

Ha suonato alle finali di Miss Padania e alla festa organizzata in piazza Duomo per festeggiare la Raidue "milanese" di Antonio Marano, ma è di casa anche nei Centri sociali e a Radio Popolare, storica emittente della sinistra milanese.
Ha raccontato alla sua maniera tre storie tratte dalla Bibbia in un mini-album del 1999 ma, spiega, il suo essere cattolico è stato "contaminato" dalla spiritualità degli indiani d'America, dei Sami lapponi e del buddhismo, tanto che è stato un suo concerto ad aprire il festival "Spirito del pianeta", tenutosi recentemente a Cernobbio (dal 18 al 22 giugno) e dedicato ai gruppi etnici e tribali.
Canta in dialetto "laghee" che si parla a casa sua, sul Lago di Como, ma la prima canzone che ha imparato era in napoletano, uscita dalla bocca di uno dei tanti emigrati che vivevano a Mezzegra, il paese da cui, alcuni anni orsono, ha avito inizio l'epopea Davide Bernasconi, personaggio di culto della scena musicale italiana noto al grande pubblico con il nome d'arte Davide Van De Sfroos. L'abbiamo incontrato in una delle rare pause di un tour che proseguirà fino alla fine di luglio, tra concerto e apparizioni a fianco dell'amico Flavio Oreglio, il poeta "catartico" reso celebre dalla trasmissione "Zelig".

Chi era Davide Bernasconi prima di diventare Davide Van De Sfroos?
Sono nato a Monza nel 1965. Mio padre, comasco come mia madre, si era trasferito là per motivi di lavoro. Siamo saliti sul lago quando avevo tre anni, stabilendoci a Mezzegra, il paese dove vivo tuttora. Ho ricordi splendidi della mia infanzia, il paesaggio, i personaggi che popolavano il paese e anche la mia stessa famiglia sono stati una grande fonte d'ispirazione per le storie che poi ho deciso di raccontare. Dopo aver abbandonato la scuola a un passo dalla maturità classica, ho lavorato in un'azienda di trasporti come scaricatore per quattro anni e mezzo. Quel tipo di vita mi ha esaurito: gli orari erano assurdi, l'ambiente duro e le prospettive davvero poche. Decisi allora di smettere di lavorare, investendo sempre più tempo nella musica. Non nutrivo particolari speranze di successo, ma ero entusiasta di proporre le mie canzoni con sincerità. Così facendo diventai un musicista di culto nella Svizzera italiana, ma non ero certo di volere fare parte del mondo discografico. Mi sarebbe piaciuto lavorare in un manicomio e pur di assecondare questa vocazione ho addirittura cercato delle raccomandazioni.

Perché avrebbe voluto lavorare in una realtà dura come quella del manicomio? Cosa l'attraeva?
Sentivo di poter essere un "ponte" tra il mondo dei "normali" e le persone che vivono in un universo un po' spostato, soffrendo a causa di una malattia tremenda che spersonalizza chi ne viene colpito. L'aspetto più brutto della malattia mentale è che impedisce alle persone che stanno accanto al malato di riconoscerlo per quello che era prima che il male si manifestasse. "Non è più lui": ecco la frase che più spesso si sente pronunciare a proposito di un malato di mente. In un momento di forte stress mi sono reso conto di quanto sia labile il confine fra lo star male, l'essere a disagio, e il venire considerato un pazzo. Ho frequentato per molto tempo alcuni manicomi, ottenendo grandi risultati nel comunicare con persone che, ormai, non avevano più ponti con la realtà. Istintivamente mi sono sentito in dovere di fare qualcosa per loro: non avendo potuto, per motivi burocratici, lavorare in un manicomio, ho cercato di aiutare i malati di mente con la mia musica e le mie storie.

Con il successo sono arrivate anche le etichette politiche. Lei ha più volte sottolineato la sua "non appartenenza", ma da più parti viene definito "il cantautore leghista". Vuole chiarire una volta per tutte il suo rapporto con la Lega Nord e il popolo dei suoi simpatizzanti?
Sono stato ospite per due volte della finale di Miss Padania, ma non sono mai andato a una festa di piazza della Lega Nord. Ho partecipato più volte a trasmissioni di Radio Padania, ma sono stato spesso anche a Radio Popolare e a Radio Vaticana, così come ho partecipato al Meeting di Comunione e liberazione a Rimini.

Perché ha deciso di portare la sua musica in contesti così diversi tra loro?
Ho fatto tutto questo per far conoscere le mie canzoni. Ovviamente esistono situazioni più o meno gratificanti, sia dal punto di vista musicale che da quello umano: ho vissuto momenti e incontrato persone per me significative in ogni situazione in cui mi sono trovato, così come in ogni situazione ho incontrato anche degli imbecilli. Ai tempi dell'uscita di Breva e Tivan, era il 1999, ho partecipato ad una diretta di cinque ore a Radio Padania, durante la quale ho detto chiaramente di non essere leghista e la reazione degli ascoltatori è stata buona: hanno detto che mi avrebbero continuato a seguire perché gli piaceva la mia musica. Ho spiegato molte volte come la penso, cosa di per sé superflua visto che l'avevo già fatto con le parole delle mie canzoni.

Eppure dicono molte cose di lei...
Chi parla di me dovrebbe basarsi sul contenuto delle mie canzoni e non sul fatto che vengo dal Lago di Como e canto in dialetto. Voglio però sentirmi totalmente libero di proporre la mia musica in situazioni diverse: mi piace l'idea di essere ospitato da emittenti di opposte appartenenze politiche e dire esattamente le stesse cose. La mia musica è di tutti, ma io non sono di nessuno e non accetterò mai che si dica che appartengo alla Lega Nord o a qualsiasi altro schieramento politico.


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Articolo firmato Carlo Grossi.
Nella seconda pagina compare una foto di Davide davanti ad una legnaia, ed un'altra dei suoi amici Aztechi durante un concerto. Quest'ultima è erroneamente commentata come "(...) Davide Van De Sfroos in concerto vestito come gli indiani d'America, dei quali ama molto la spiritualità. (...)".
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