da: "La Provincia di Cono" - 6/11/03

Articoli su Davide e il suo mondo apparsi su giornali e riviste

Moderatore: Baristi

da: "La Provincia di Cono" - 6/11/03

Messaggioda marina » gio nov 06, 2003 10:14 am

Alla Feltrinelli «Le parole sognate dai pesci» il primo libro dell’artista
Il canto raccontato di Davide Van de Sfroos



Alfredo del Curatolo
Si presenta con la giacca e la cravatta che il nonno giardiniere metteva nei giorni buoni al «Circolo Fratellanza» e con la lucida, vivida e musicale parlantina che lo contraddistingue. Esorcizza in men che non si dica l’alone di seriosità che a volte contorna le presentazioni letterarie, con una trovata ironica: «Il vero motivo per cui siamo qui è ingannare il tempo in attesa del grande evento, la prima mondiale del film Matrix». Invece Davide Bernasconi, in arte Van De Sfroos, è in una gremitissima libreria Feltrinelli di Milano per presentare il suo primo libro di racconti Le parole sognate dai pesci . E ne parla così: «Ai cantautori capita spesso di avere del tempo libero, così quando non ho voglia di prendere in mano uno strumento, uso un altro modo per sopprimere l’innata ansia di dover raccontare storie, di usare le parole e metterle in fila. Anzi, è proprio per questo bisogno che ho iniziato a cantare, le parole vengono prima di tutto». Il volumetto, presentato con l’ausilio di un manipolo di cabarettisti che hanno eletto il menestrello laghèe loro idolo e portavoce in musica (Ale e Franz, Flavio Oreglio) fa parte della collana «AsSaggi di Narrativa», ed è proprio un gustoso assaggio della fantasia, della visionarietà e l’ars affabulatoria dell’autore. «Questo non è il primo libro, ho già scritto poesie, un poemetto in vernacolo, decine di canzoni - appunta Davide - ma questa volta avevo voglia di far uscire le storie con un respiro diverso, più limpido». Permettetemi di raccontare queste piccole storie non come la realtà le ha pescate, ma come i pesci le hanno sognate scrive nell’introduzione. La vita sognata dai pesci è un libro che si muove e agita minuscole onde concentriche come fosse un pesce d’acqua dolce: diviso in capitoli (la testa, la lisca e la coda) da cui affiorano personaggi possibili, come la ragazza del negozio di liquori, e altri già incontrati nelle sue ballate (Il Gek Giramondo con l’armonica a bocca somiglia molto al protagonista del blues “trenu”); ma i pesci di Van De Sfroos sognano storie surreali come quella del meccanico che ripara i ricordi «Perché cerca una maniera semplice per rimanere fermo nel tempo, come un Dorian Gray di paese». Non mancano gli spunti autobiografici, adattati e stravolti, come spiega lo stesso autore: «La Nora che stira all’hotel San Giorgio di Lenno, che fa quel mestiere per tutta la vita era mia zia, ma una volta finita nel libro è diventata un’altra persona e si comporta in un’altra maniera». In fondo le parole carpite ai pensieri delle persone silenziose che abitano il Lario, sono quelle che Davide anni fa distillava e interpretava dagli sconclusionati (apparentemente) discorsi degli ex matti dell’ex ospedale psichiatrico San Martino di Como. E sono le parole che verosimilmente ritroveremo in musica nei suoi prossimi dischi, e anche la filosofia è la stessa quell che l’era diventa adèss e quell che l’è quell che po’ vess rimanda all’adagio di «E semm partii» ( l’unda de ier porta l’unda de incoo, l’occ d’un vecc l’era l’occ d’un fijoo ). «In fondo le parole sognate dai pesci sono le storie che mi piace raccontare, sotto qualsiasi forma. Non potevo che intitolare questo libro così, anche perché la punteggiatura gridata dalle capre non avrebbe avuto lo stesso impatto». Le parole sognate dai pesci Bompiani, 93 pagine, 6 euro Il cantautore comasco spiega l’importanza della narrazione nella sua vita
marina
 
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