16-03-03

Articoli su Davide e il suo mondo apparsi su giornali e riviste

Moderatore: Baristi

16-03-03

Messaggioda vane » dom mar 16, 2003 5:53 pm

da Libertà (quotidiano di Piacenza):

Il lago di Como: le sue sinistre profondità, le strade che lo costeggiano e creano serpentine letali per i (troppo) impavidi motociclisti. Dal boscheggiare che accompagna il panoramico saliscendi arrivano voci, suoni, dialetti locali che si mescolano al gramelot di un ristoratore che tenta di parlare la lingua del visitatore. Gente solitaria, angoli intimi che l'occhio superficiale non vede, non “sente”. E' qui che nasce Davide Van De Sfroos, cantore del Lario nato 37 anni fa ad Azzano di Mezzegra. Una vita a tramare nell'oscurità a forza di bordate folk e poi un album, …E semm partii, che lo ha catapultato fra i nomi che contano del circuito “laiv” (per dirla alla sua maniera). La data dell'altra sera al Fillmore di Cortemaggiore è stata la vittoria annunciata del meno annunciato dei fenomeni di massa, se tale termine ha ancora un senso. Solo due anni fa Van De Sfroos era un menestrello del Nord più facile da snobbare che da ammirare. Quanto avranno riso i soliti solerti discografici osservando questo cowboy del Lario che tenta di sfondare con il suo dialetto locale quando gli altri incorporano “vibrazioni latine” nella loro offerta sonora. Il passaparola, però, è velocissimo e si diffonde come un virus benigno. E ora “la gente” deve fare i conti con il volto simpatico di Van De Sfroos, spesso in collegamento da Como per Quelli che il calcio. In televisione affonda infreddolito la testa nel collo del suo piumino e ha lo sguardo di chi davanti ad una telecamera è finito per sbaglio. In un Fillmore stracolmo, tuttavia, Davide non ci è arrivato sicuramente per caso. Si è fatto un gran parlare di questo Van De Sfroos “per tutti” che canta alle feste della Lega, al Meeting di CL e nei centri sociali. In realtà, sapere dove batta il cuore politico di Van De Sfroos è assolutamente irrilevante; ma è difficile spiegarlo a chi ascolta musica pretendendo di vedere la tessera di partito di chi suona. Van De Sfroos a Cortemaggiore ha spadroneggiato, sebbene abbia atteso un po' prima di calare tutti gli assi a disposizione. Il trittico delle meraviglie è arrivato a metà serata: Sciur capitan, The guns of Brixton e Ventanas. Una devastante ballata “bellica”, una sfolgorante cover dei Clash per voce, chitarra acustica e violino e una dylaniana rivisitazione del tema della solitudine. Storie di uomini che uccidono per mestiere, storie di uomini soli che, parole di Van De Sfroos, «in una stanza vuota lanciano i propri pensieri contro il muro. Ma il muro non li fa rimbalzare indietro». E poi c'è stato quel ricordo di Joe Strummer, The guns of Brixton appunto, che è andato a colmare un vuoto reale. Troppi gruppetti pseudo-punk che oggi non avrebbero ragione di esistere, non fosse nato uno come Strummer, hanno già dimenticato i Clash. Van De Sfroos, viceversa, da quell'energia punk ha preso spunti importanti per iniettare il vetriolo nelle vene del suo folk a tratti pastorale, a tratti quasi orchestrale, talvolta strabordante nella sua pienezza espressiva. L'apoteosi è arrivata comunque con “Cyberfolk”, splendida cavalcata in bilico fra divagazioni metal (!) e intermezzi reggae. Van De Sfroos canta, suona, canta e suona. Prolisso certo, ma anche emozionante e, perché no, originale. Alla fine l'applauso convinto di una tribù fedele e senza età ha salutato l'onestà e il talento di questo artigiano prestato alle sette note che dalla sua stanzetta lombarda ha sempre scrutato l'universo. Senza alcun telescopio. Bastavano una penna e una chitarra. Emiliano Raffo
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