da: "La Provincia" - 10/12/2004

Articoli su Davide e il suo mondo apparsi su giornali e riviste

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da: "La Provincia" - 10/12/2004

Messaggioda marina » ven dic 10, 2004 12:27 pm

leggende & realtà «Cerchiamo la chiesa sepolta sotto il lago»

lenno Alla ricerca della chiesa inabissata nel lago di Como. Ieri è nata la «Compagnia della campana perduta» con l'obiettivo di verificare quanto ci sia di vero dietro una leggenda che parla di una chiesetta sepolta sotto il Lario, a pochi metri dalla spiaggia di Lenno, dove, nei giorni di forte vento, si sentirebbe un suono di campane levarsi dalle acque. Capofila della singolare, e autoironica, Compagnia è il cantautore Davide "Van De Sfroos" Bernasconi, affiancato da Marco Palumbo, addetto stampa dell'Amministrazione provinciale di Como. Proprio Davide Van De Sfroos si è dichiarato pronto «ad andare a scavare anche di notte» pur di accertare l'esistenza della "piccola atlantide" lariana. La provocazione, lanciata venerdì scorso alla presentazione del libro de «La Provincia» «Nel paese dei pescaluna» (che contiene la leggenda lennese), ha raccolto molti consensi fino a trasformarsi in un progetto. «La mia idea magari è un po' donchisciottesca - dice il cantautore -, ma io mi espongo serenamente: non ho problemi a metterci la faccia ed eventualmente anche a rimanere deluso. Questa leggenda, da quando ho memoria, la sento raccontare da persone della mia famiglia e da gente di un po' tutti i paesi della Tremezzina. Ma una leggenda diventa tale se c'è qualcosa che la innesca: mi piacerebbe sapere che cosa». Lo conforta un precedente: a Porlezza spuntava dalla terra il campanile di una chiesa cui era legata una leggenda altrettanto interessante; si diceva che San Maurizio nel 1300 si fosse presentato in paese come mendicante ed essendo stato accolto soltanto da una povera donnetta avrebbe deciso di mandare una frana che distruggesse tutto con l'eccezione della casa della pia donna e del campanile; nel '66 un gruppo di ragazzi, guidati dall'architetto Luigi Mario Belloni, decisero di scavare per vedere cosa ci fosse sotto e tirarono fuori un piccolo gioiello romanico. Anche a Lenno, dicono i geologi, sono avvenuti nelle epoche passate degli smottamenti che hanno interessato soprattutto il dosso d'Avedo, il promontorio ai piedi del quale sarebbe situata la chiesa sommersa. «È tempo che queste cose vengano indagate - afferma Van De Sfroos -. Non mi limito a dire: io andrò, io vedrò. Voglio lanciare un appello a tutte le persone che sono in grado di offrire tempo libero, piccoli escavatori, ma anche telecamere e macchine fotografiche per immortalare l'impresa. In Gran Bretagna hanno Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda impegnati nella ricerca del Santo Graal, noi la Compagnia della campana perduta. Chiunque può aderire: sarà prezioso anche l'aiuto di geologi e speleologi. Qualcuno, magari, ci ribattezzerà "i suonati", ma non ce la prenderemo. Se saremo degli Indiana Jones o degli imbecilli non lo so, ma l'importante è che la gente torni a parlare di una leggenda che qui è girata per secoli». Tutti gli interessati possono aderire inviando un'e-mail a compagniadellacampana@virgilio.it. Gli scavi verranno effettuati all'inizio della primavera, quando di solito il lago si ritira a sufficienza per lasciare scoperta l'area sotto cui si celerebbe la chiesa. Il primo ad avere assicurato la sua collaborazione è Vito Trombetta (laghée appena uscito nell'antologia «Nuovi poeti italiani 5» da Einaudi). Oltre, ovviamente, a Marco Palumbo, che è la fonte della storia contenuta nel libro de «La Provincia» e che domani alle 15.20 andrà a raccontarla ai bambini comaschi, sul battello della Città dei balocchi ormeggiato al molo 4 davanti a piazza Cavour. Lui, che è anche consigliere comunale a Lenno, si è assunto il compito di perorare la causa presso le istituzioni: «Informeremo il sindaco - dice - e tutte le autorità. Questa leggenda viene raccontata da generazioni a Lenno come in un po' tutti i comuni che vedono la punta del Balbianello. Soprattutto sui più piccoli ha sempre fatto presa e non si è mai capito dov'è il confine tra fantasia e realtà. La zona si presta: al centro di un triangolo maledetto tra il ponte del diavolo di Lezzeno, il Castello di Bolvedro, dove aleggerebbe un fantasma, e una casa che si diceva abitata dalle streghe». Pietro Berra
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