da: "il Corriere della sera.it" - 24/12/04

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Messaggioda marina » ven dic 24, 2004 10:12 pm

Le campane e il mito di Atlantide Quei rintocchi in fondo al Lario

A Lenno la tradizione narra di un borgo sommerso. Ora c’è chi vuole trovarlo


LENNO (Como) - Una misteriosa Atlantide sprofondata nelle acque del lago di Como? Una decadente ville engloutie a due passi da Villa Carlotta e dalla villa del Balbianello? È la convinzione di un gruppo di improvvisati archeologi lacustri che, guidati da un consigliere di minoranza di Lenno, Marco Palumbo, e dal cantante Davide Van de Sfroos, sono decisi a chiarire il mistero. «La leggenda popolare di una città sommersa circola in zona - spiega Palumbo -. A me la raccontò mia nonna, che ricordava come nelle sere di tempesta dalle profondità del lago giungesse un sinistro rintocco di campana».
Il borgo della Tremezzina è adagiato su un tratto della costa occidentale del lago di Como, che con i suoi parchi, le ville, il clima mite, gli splendidi colpi d’occhio, è entrato nel novero delle più celebri mete turistiche del mondo.
Che ora le pacifiche acque del Lario, care a Foscolo, Manzoni e Parini (il quale proprio nella villa Serbelloni, poco prima di Tramezzo, soggiornò a più riprese), si apprestino a diventare il teatro di un’avventura da Indiana Jones può lasciare perplessi. Eppure proprio questa zona del lago non è estranea ai misteri.
Ancora oggi sulla vicina Isola Comacina si favoleggia della maledizione lanciata mille anni fa da un vescovo medievale, esorcizzandola mediante un complesso quanto sospetto rito di scongiuro a base di caffè e superalcolici, obbligatorio a ogni fine pranzo nella locanda dell’isola un tempo gestita dal mitico «Cotoletta».
Ben più recenti i misteri legati a Giulino, una frazione poco distante da Lenno, dove il 28 aprile 1945 un drappello di partigiani fucilò Mussolini e la Petacci, con un gesto su cui si sono moltiplicate le ipotesi.
Del resto, anche Lenno non è un posto qualsiasi. «Sembra che il nome del paese derivi dall’isola ellenica di Lemnos - spiega Palumbo -. Di lì sarebbero venuti i 500 soldati greci di Cesare che, sbarcando, rimasero talmente affascinati dalla bellezza mediterranea dei luoghi da stabilirvisi».
Nelle ultime settimane la notizia dell’iniziativa di Palumbo e Van de Sfroos ha fatto il giro del paese. «I nostri vecchi - spiega un pensionato nel bar sulla piazzetta - dicevano che in corrispondenza del dosso d’Avedo, quello su cui è costruita la villa di Balbianello, un tempo era stata eretta una chiesa, poi misteriosamente sprofondata. Ma vai a capire. Lì le acque sono torbide e limacciose e nemmeno i sub si immergono volentieri».
Dal promontorio della villa il lago appare grigio e metallico sotto il cielo nebbioso. Il parco, con le terrazze digradanti e la loggia costruita dal cardinale Durini nel XVIII secolo, parrebbe piuttosto lo sfondo per un romanzo di Fogazzaro. La storia del misterioso abitato inghiottito dalle acque è stata raccontata anche da Pietro Berra, un giornalista della Provincia , in un libro intitolato «Nel paese dei pescaluna», da cui emerge un Lario che, con i suoi miti e le sue leggende, sembra quasi una succursale del Lake District inglese.
In realtà, proprio la straordinaria posizione geografica di Lenno spiega perché su questo sito si sia molto costruito nei secoli. Il cardinale Durini edificò la sua villa dove ne esisteva una antichissima appartenuta a Plinio il Giovane e la stessa parrocchiale è stata eretta sui resti di un edificio termale. Del resto, di qui passava la «strada Regina», che costituiva un asse privilegiato del commercio con il Nord Europa.
«Ho trovato uno sponsor d’eccezione in Davide Van de Sfroos - dice Palumbo indicando la zona in cui dovrebbe celarsi il mistero -. Lui abita a Mezzegra, che è poco distante, e come me aveva sempre sentito parlare della storia. Insieme abbiamo fondato la "Compagnia della campana perduta" e stiamo preparando una lettera alle autorità per ottenere sostegni. Abbiamo anche aperto un indirizzo email, al quale ci hanno scritto numerose persone: un’archeologa di Varese, l’Appacuvi che ha curato le raccolte di alcuni musei della Val d’Intelvi, varie associazioni di volontari. A febbraio contiamo di fare un tentativo e già alcune imprese locali ci hanno messo a disposizione i loro mezzi. Un paese cancellato da una frana, una chiesa sprofondata per un cedimento o un terremoto? Non sappiamo che cosa sia accaduto, ma contiamo di scoprirlo».
Sulla riva il traffico non cessa anche in questo weekend prenatalizio. Qualche famiglia passeggia alla ricerca di uno spiraglio di sole, ignara del mistero che si nasconde in quelle acque così familiari.
«Una volta seri el re di pescaduu - scrive Van de Sfroos in una sua canzone -, ho vedüü sguaràss el laagh, ho vedüü quatàss / el cieel e la loena burlà giò» (una volta ero il re dei pescatori, ho visto squarciarsi il lago, ho visto coprirsi il cielo e luna cadere giù). Insomma, ancora una volta prodigi e misteri. Se alla fine non si scoprirà nulla, speriamo che questa storia, così nello spirito dell’epica lacustre del cantante comasco, ci regali almeno una nuova canzone.
marina
 
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